Arrivederci

                   

Arrivederci,
è una parola che amo, quando si dice sembra 

riempire la bocca, impastando il suono con i
sentimenti, rallentando il tempo.
Diffido di chi non rispetta i tempi di questa parola,
ed ancora prima che finisca già sono altrove.
Infatti molti trovandola troppo impegnativa, la
Sostituiscono con un banale addio, ci vediamo, a presto.
Adoro invece avere e dare il tempo di un arrivederci,
perché mentre si dice si riesce a condirla con un sorriso,
con una dolce prolungata stretta di mano, con un abbraccio,
uno sguardo consolatorio per la separazione.
Adoro dare l’arrivederci, oltre che alle persone anche ai luoghi che amo, infatti prima di ripartire mi sono riservata         
Una mattina per salutare uno dei luoghi che più amo di
Habana, una delle tre chiese sincretiche.
Bianca, semplice, piccolina,  per andarci si traversa la baia, e si rende il primo omaggio a Yemay e volendo anche a Olukun, gettando in mare dei fiori o delle monetine. Poi quando si arriva nel cortile sul muretto bianco a lato della chiesa sono seduti e pronti per la consulta santeri e santere,
e venditori di fiori, non sempre giusti, infatti quel giorno avevano girasoli, che normalmente si portano nella chiesa della Vergine della Carità.
Entrare nella chiesina dalla porta laterale è emozionante,
si percepisce fisicamente la divisione tra cattolici e santeria,
poiché la cappella dove è esposta la Vergine, è frontale all’ingresso, e praticamente divide in due la chiesa.
Nella cappella si depongono fiori, e si accendono candele o bianche o azzurre, ed ognuno dei presenti prega secondo la sua fede.
La statua della Vergine ha un particolare, mentre lei è nera, il bambino tra le sue braccia è bianco.
Vengo volentieri in questa chiesa, luogo di grande consolazione, edificata vicino ad uno degli sbarchi degli schiavi. Consolatrice perché  per tante di queste persone trasportate violentemente lontano dalle proprie radici, questo luogo diventò consolazione al loro dolore diventando la casa di Yemay, alla quale affidare le proprie speranze i propri sogni le proprie lacrime, esattamente come facciamo noi cattolici, ai piedi della stessa Vergine, principio vitale per eccellenza da cui tutto scaturisce. Senza essere troppo petulanti i santeri , quando si esce, invitano ad una consulta, che termina sempre con la purificazione dalle negatività, usando rami di piante come piccole scope del corpo, puliscono partendo dalla testa sino ai piedi, davanti e dietro.
E’ credetemi un luogo di grande serenità, dove si può ricomporre nel proprio cuore quella pace intrisa di speranza, della quale abbiamo tutti bisogno.
Non sarei potuta partire senza venirci, senza congedarmi con un arrivederci dolce e pieno di gratitudine, seguendo anche il consiglio di amici, che mi raccomandavano di compiere questo piccolo gesto di devozione, anche per domandare a Yemay la sua protezione, dovendo traversare il suo regno, l’oceano, per tornare.

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