Occhi aperti

    Era una frase ripetuta in continuazione, dalle donne della mia infanzia,
    le donne della mia accoglienza in questa dimensione.
    Donne antiche, con ancora il grande dono della narrazione, affabulatrici con tesori sepolti nelle
    loro memorie,  novelle, fiabe, poesie, ma soprattutto  proverbi  per tutte le circostanze.
    Particolarmente importanti per tutte, erano quelli riferiti al guardare.
    Guarda gli occhi delle persone mentre parlano, gli occhi  non mentono, attenzione al malocchio,
    guarda  per imparare come fare,  guarda dove metti i piedi.
    Il più complicato per me, perchè se guardavo dove mettevo i piedi non avrei visto dove andavo.
    Risolsi il problema togliendomi le scarpe, tastando  attentamente dove e come muoversi.
    Credetemi i piedi sono sensibili spioni, molto molto attenti.
    Persi questa abitudine innamorandomi del mio maestro.
    Mia madre, alla quale si era rivolto dopo aver ricevuto  una mia dichiarazione d'amore,
    ne approfittò per farmi convincere che sarei stata molto più carina, portando le scarpe ai piedi
    e non in mano, come ormai facevo, dopo essere uscita di casa.
    Dopo infinite punizioni perchè le dimenticavo dovunque, per una volta l'amore fu la soluzione
    e non una complicazione di un imbarazzante problema.
    Perdersi la scarpe,  non era cosa gradita, in famiglia,  anche perchè come tutto il resto,
    resto, vestiti, calzini,  pigiami, giocattoli ecc. ecc. si scambiavano, come dire per crescenza.
    Nessuno di noi aveva complessi sociali per questo, anzi ereditare dai grandi significava che
    noi finalmente ci avvicinavamo a permessi, giochi,  proibiti perchè ancora troppo piccoli.
    Portare le scarpe, insomma coincise con un cambiamento, profondo, molto profondo.
    Far tardi la sera, per continuare nei nostri giochi di strada, poter usare i monopattini fatti in casa
    e tanto altro, però persi definitivamente la capacità di guardare dove mettevo......... i piedi.


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