Le stagioni della vita

Ricordiamoci quanto sia importante saper vivere le stagioni delle nostra vita, della nostra mente, del nostro cuore,




Il tempo è normalmente un grande amico,  mediatore tra sentimenti e vita, che muta con il suo trascorrere, con o senza la nostra partecipazione.
Vivendolo attivamente possiamo impostarne il suo divenire.               
Prioritaria su tutto, deve essere la nostra capacita di godercelo, dedicandoci a noi stesse, è stato stradimostrato che soggetto più importante è “ io “ Questo per permetterci di prendere nella giusta considerazione “ loro “ Senza l’ io vitale, quanto ci scambiamo sono e restano servizi privi di sentimenti.
Il nostro secolare debbo, il nostro è necessario, il nostro è mio dovere, dobbiamo abituarci ad analizzarli, rispetto alla realtà che stiamo vivendo, al nostro poter fare, al nostro vorrei fare, misurandoci coraggiosamente con la realtà. Saremo capaci di maturare decisioni, che non si trasformino in ulteriori pesi da portare.    
Sapersi misurare con il tempo, è soprattutto  acquisire la capacità di accettarne il suo percorso.
Anche se la taglia è ancora quella dei nostri 20 anni, e magari anche i modelli , i vestiti, sono ancora quelli e li possiamo portare a 30/40/50 questo particolare è secondario ed ininfluente, come testimone della nostra età biologica, siamo cambiate, le nostre cellule sono tutte cambiate, altrimenti saremmo vittime di una artificiosa cristallizzazione molto dannosa per il nostro benessere.
Stessa cosa quando ci lamentiamo che la nostra età anagrafica non corrisponde alla nostra età biologica o mentale, confermiamo un preconcetto nato nel mondo della pubblicità e trasformatosi in cultura dominante, l’eterna giovinezza come valore primario.
Penso che l’età biologica ed anagrafica debbano essere sempre rapportata alla qualità della vita che conduciamo oggi, e non a quella delle nostre antenate. I 40 anni di oggi sono diversissimi dai 40 anni della nostre madri o nonne, noi siamo figlie di un lungo tempo di pace e sviluppo socio-economico-tecnologico, che ha portato la vita media ad 87 anni. 


L’età mentale, è vittima dello stesso pregiudizio, sento dire che per la prima volta, essendo i nipoti/figli più colti dei propri antenati, questo avrebbe modificato la tradizionale trasmissione culturale tra generazioni.
Ora il semplice fatto di sapere usare nuove tecnologie renda automaticamente più colti è tutto da dimostrare, avendo dimenticato il piccolo particolare che è il  come sono utilizzate che può farne la differenza. A questo proposito andrebbe fatta una riflessione sul fatto, ormai diffuso in tutto il mondo del cosidetto analfabetismo di ritorno, nonostante l’aumento della scolarizzazione e l’accesso alle nuove tecnologie.
Aver scambiato la parola Sapere/Cultura, con un titolo di studio, o con una capacità tecnologica, non è soltanto un falso storico/sociale, è anche indice di una scelta repressiva, antidemocratica, poiché si pone un soggetto contro un altro soltanto con l’utilizzo della discriminante dell’età, annullando il valore della trasmissione delle radici culturali, del sapere per esperienza di vita, dando come unico volare, di trasmissione culturale la scuola o i mezzi d’informazione, gestiti da sempre dal potere economico/politico, a loro esclusivo beneficio. Quale società stiamo accettando se deleghiamo questo compito primario, contribuire alla costruzione del futuro, soltanto perché a 50 anni si è giovani per consumare, ma vecchi per  formare.
Sono convinta che la decadenza dell’Europa, sia determinata anche da questo approccio con la vita, con la quotidianità, con la cultura, vecchio metodo del patriarcato, e dell’eurocentrismo, che non si è mai interrogato rispetto alla storia che ha scritto, e che vorrebbero ancora scrivere.
Io sono una donna, femminista quindi abituata dalla pratica politica delle donne, a leggere la realtà , oltre che la storia con più strumenti, e non mi sento, e soprattutto non l’ho permetto di essere definita come soggetto sociale utile secondo l’età.
Io sono la mia storia, e con la  storia di tante altre donne, una costruttrice di futuro, una ricercatrice del passato storico ed antropologico delle donne, per capirne il  come e il perché, il futuro deve essere cambiato.
Il tempo le stagioni della mia vita sono determinate dalle cose che faccio, dagli amori che vivo, nella quotidianità, e non dalle cifre scritte sui miei documenti, non sarà mai i capelli bianchi, o le rughe del viso e del corpo a farmi sentire vecchia.
Mi sentirò vecchia, e soprattutto sconfitta, dalla vita, quando non avrò progetti  da realizzare, quando smetterò di discutere, di ribellarmi, di studiare, di essere curiosa, di amare me stessa e le persone che mi sono compagne di viaggio, e con la forza che mi viene dall’amore non lotterò per cambiare il futuro
Questo penso sinceramente sia il giusto modo di rapportarsi al trascorrere del tempo, al nostro corpo, alla nostra quotidianità. Evitando di diventare facile preda di una cultura che vuole mummificarci, espropriandoci della gestione del nostro corpo, della nostra salute, dei nostri desideri, dei nostri sogni…………….             Ricordiamoci sempre                                                                         
                “ IO SONO MIA, ED IL CORPO LO GESTISCO IO “



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