La Papessa Giovanna


    sSlam, Clap, Slam, rumori ritmici, costanti, impastare le uova con la farina, trasformarla in una morbida forma rotondeggiante. Poi il primo



colpo con lo stendarello,( mattarello ) piano, piano, con movimenti antichi, mia madre trasformava, l’impasto realizzato, in un grande sole,  controllandone controluce la trasparenza e la consistenza, prima di metterlo ad asciugare.
Assistevo interessata a tutta la procedura, dal numero delle uova capivo se il lavoro sarebbe stato sufficientemente lungo da darle il tempo di raccontarmi una delle sue interessanti storie, e con curiosità ,mai sufficientemente  esaudita, ascoltavo, domandavo. Troppe le contraddizioni tra le sue narrazioni e la realtà.
Mia madre, le raccontava forse per ricordare a se stessa momenti di grande serenità, quando con le pecore affrontavano la transumanza, e forse sperava di trasmettermi riflessioni , opinioni personali, intime segrete, non avendo il coraggio di dirmele con parole proprie.
La Papessa Giovanna, era tra le preferite, da entrambe, mi affascinava il coraggio di questa giovane donna che per sfuggire ad un destino già scritto dalla povertà oltre che dal sesso, sfidava il mondo trasformandosi in uomo.
Prendendo il posto del fratello morto, sicuramente con la silenziosa complicità della madre, che aveva assistito alla trasformazione. Tagliarsi i capelli, avvolgere il seno, vestirsi con gli abiti del morto, partìre con il monaco per il convento dove avrebbe studiato per prendere i voti. Consapevole delle difficoltà  non ebbe paura dell’ignoto, troppo riduttiva la vita come donna, per farsi vincere da timori o tentennamenti, tranquillamente usci dalla casa dove era nata e senza voltarsi, si avvio verso un altro destino, un’altra storia.
Tutto andò come lei aveva sperato, anzi, la sua passione per il sapere, la sua capacità nel capire chi le viveva accanto, la sua gentilezza ne fecero un monaco molto amato, fino a Roma.
La Roma papale aveva bisogno di una persona con le sue caratteristiche culturali ed umane per rendere l’armistizio tra potenti meno gravoso. Come straniero poteva essere il papa giusto, in attesa che si ricomponessero alleanze sufficientemente forti per controllare una chiesa da troppi anni, divisa da lotte teologiche e di potere, e Giovanna, fu papa.

Per oltre due anni Papa Giovanni, governò sapientemente, tanto da conquistare l’affetto del popolino romano. Era tanto quel giorno lungo il percorso che da S Pietro riportava il papa a S. Giovanni, dove viveva,
il popolino romano rumoroso, amante della caciara, dei richiami sonori, era particolarmente  orgoglioso di  segnalare con fischi acuti la propria presenza, Il fischio, veniva modulato, studiato, affinchè sentendolo se ne potesse subito identificare l’autore, e forse fu un fischio, più che un rumore a spaventare i cavalli, che imbizzarriti disarcionarono il papa.
Da terra non riuscì più a rialzarsi, circondata da prelati, guardie , giaceva a terra, mordendosi le mani per non urlare di dolore, la caduta aveva forse provocato il distacco della placenta e di fronte a troppi occhi atterriti la papessa partorì una bambina.
La leggenda narra che il popolino, vinto dalla rabbia,considerò offesa grave,che il papa non fosse un papa ma una papessa, aggredì violentemente la donna e la bambina uccidendole.
Le informazioni su questa drammatica conclusione sono molteplici e contraddittorie, quelle narratemi da mia madre, mi parlavano di aggressioni su una donna ed una bimba inermi, a terra con nessuno che mosso da pietà, tentasse di salvarle, anzi, incitavano il popolino a fare scempio della doppia peccatrice.
Peccatrice per aver vissuto nell’inganno, peccatrice perché evidentemente aveva amato.
Si ,la Giovanna aveva rischiato tutto, si era persa per e nel suo amore.                                                                                                      Era giunta tanto in alto da non ricordarsi nemmeno da dove era partita. Lei si era data vita il giorno che aveva tagliato i suoi capelli, lei era stata madre creatrice di se stessa. Poi il potere, amministrato con prudenza, godendo più del piacere del bello che la circondava, che nel dettare regole, divieti, obblighi, no Giovanna, continuò a studiare con piacere, a pregare con semplicità. Poi l’amore, l’abbandono felice, al suo ritornare ad essere donna, dimenticando quanto come guaritore saggio avrebbe dovuto fare per tutelarsi. Le donne sin dal tempo dei romani si erano poste il problema della contraccezione, lei non poteva non sapere, lei aveva accesso a tutti i libri, anche a quelli che ufficialmente non esistevano più.
No nessuna riflessione, soltanto il piacere di vivere l’intensa emozione, che l’aveva resa tanto fragile, nella mente e nel cuore.                                           Il suo sangue, il sangue del parto, il sangue della figlia, il passato, il presente, il futuro, tutto si mescolò, trasformandosi in una poltiglia, mentre i da sempre sudditi  potevano vendicarsi, sul quel corpo, rappresentante del potere che da sempre li vessava, costringendoli ad una miseria, ad una fame che si tramandavano, unica eredità ,da secoli.                                                                         Lo scempio fu fermato soltanto perché non si poteva consentire che la veste papale fosse calpestata, lacerata, macchiata di sangue e fango, grumo unico con il corpo che ornava. Il popolino andava fermato, prima che rivolgesse il proprio interesse ad altri, coperti da vesti e simboli del potere.                                                                                       Il popolino andava fermato lodandolo per la giustizia solertemente praticata. Il popolino aveva difeso la chiesa, tradita da una donna tentatrice, che come la prima Eva, aveva commesso lo stesso peccato.  Aveva  

scelto la disobbedienza, il sapere.                                                                    

La Giovanna non venne sepolta, secondo la narrazione di mia madre, né sul luogo della morte, né e S Giovanni, ma a S Paolo fuori le mura, senza che nessuna memoria le ricordasse. Mentre secondo il popolino dopo la papessa, tutti i nuovi eletti, furono fatti sedere sulla sedia gestatoria, romana, per verificare che vi fossero gli attributi giusti prima della proclamazione.
E’ una leggenda, o una storia vera, non ha importanza,
A Roma c'e una pietra con scolpite queste parole
: PETRE PATER PATRUM PAPISSA PANDITO PARTUM :

A Roma nella basilica di S Pietro, alla base delle colonne del baldacchino del Bernini sono scolpiti sei volti di donna in diverse fasi del parto, più un sorridente bambino.

A Roma, in completo stato di abbandono, c'è un sacello, tra via dei S S Qattro Incoronati e Via dei Quercieti, privo di informazioni.

A Roma la numerazione progressiva dei Papa che hanno assunto il nome di Giovanni è sbagliata.

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